Papillomavirus e vaccino anti-HPV

La malattia

Il Papillomavirus umano (HPV: Human Papilloma Virus) è un virus specie-specifico a doppia elica circolare di DNA che oggigiorno costituisce la più comune infezione trasmessa per via sessuale.

Il Papillomavirus è un virus umano molto comune che si ritrova molto facilmente nei genitali femminili e quindi può anche essere trasmesso dalla madre al neonato durante il parto.

Il maggiore fattore di rischio per contrarre l’infezione da HPV è l’avere recentemente intrapreso una nuova relazione sessuale, come avviene di prassi per la gran parte delle infezioni sessualmente trasmesse. Va però precisato che non è necessariamente indispensabile un rapporto sessuale, ma basta un contatto genitale pelle-pelle.,Inoltre, il rischio aumenta di 4-5 volte quando la donna ha avuto due o più partner nell’ultimo anno o se fuma o ha altre malattie sessualmente trasmesse o assume contraccettivi.

Nella maggior parte dei casi l’infezione da HPV è asintomatica e al massimo produce alcune verruche cutanee o condilomi genitali; lo sviluppo di uno stadio tumorale benigno è raro e l’evoluzione verso un tumore maligno è eccezionale.

Sono stati descritti oltre 120 genotipi di Papillomavirus umano (ma è probabile che ne esistano circa 200) e di questi sono stati identificati 12 genotipi a basso rischio oncogeno e 15 sono potenzialmente ad alto rischio oncogeno, ma la loro cancerogenicità si manifesta solo in certe condizioni e in particolare se il sistema immunitario della persona è particolarmente depresso e incapace di svolgere le sue normali funzioni difensive.

In ogni caso, anche una infezione HPV con un tipo virale potenzialmente cancerogeno regredisce spontaneamente nel 90% dei casi entro 3 anni dalla diagnosi. In un 10% dei casi, invece, il virus convive per tutta la vita del soggetto che lo ospita senza causare disturbi o problemi (in questi casi il test per l’HPV sarà positivo, mentre il Pap-test risulterà sempre negativo).

Solo nell’1% dei casi può esserci la progressione dell’infezione verso una lesione precancerosa e solo l’1% di queste ultime può evolvere verso lesioni cancerose vere e proprie e in ogni caso lo fa solo dopo un periodo di latenza di circa 20-50 anni (cioè, il carcinoma si manifesta con una frequenza complessiva di 1 caso ogni 10.000 persone con HPV, con una mortalità di 3 casi ogni 100.000 persone; il tutto avviene solo in presenza di una grave alterazione del sistema immunitario). Da questo emerge che la stragrande maggioranza delle donne che presenta un’infezione da HPV, anche con ceppi ad alto rischio, non svilupperà mai il tumore della cervice uterina.

 

Il vaccino

Esistono due tipi di vaccini antipapillomavirus (entrambi in commercio nel nostro Paese):

– Un vaccino bivalente che, secondo la Ditta produttrice, viene ritenuto in grado di evitare l’80% dei casi di neoplasia cervicale perché, oltre ad essere attivo contro i tipi HPV 16 e 18, ha dimostrato una protezione crociata anche contro i tipi HPV 31 e 45. Il protocollo di utilizzazione prevede 3 somministrazioni intramuscolo a 0, 1 e 6 mesi. Questo vaccino contiene un nuovo sistema adiuvante denominato AS04 composto da un’alta dose di alluminio.

– Un vaccino tetravalente i cui antigeni sono prodotti a partire dalla fermentazione separata in Saccaromyces cerevisiae ricombinante che permette di produrre antigeni dei genotipi 6, 11, 16 e 18 dell’HPV. Gli antigeni vengono adsorbiti su un adiuvante preformato contenente alluminio (alluminio amorfo idrossifosfato solfato 225 mcg) e altri additivi. Secondo la Ditta produttrice, questo vaccino viene ritenuto in grado di evitare il 70% dei casi di neoplasia cervicale da HPV 16 e 18 e il 90% dei condilomi. Viene somministrato in 3 dosi intramuscolo a 0, 2 e 6 mesi.

Entrambi i vaccini stimolano il sistema immunitario a formare anticorpi contro 2 dei 15 tipi potenzialmente cancerogeni di HPV: sono i due tipi più frequenti, ma sono solo 2 e quindi l’effetto protettivo del vaccino, anche se fosse del 100% verso questi due tipi, in ogni caso è dello 0% verso gli altri 13 tipi. Comunque, dato che l’HPV impiega più di 20 anni per passare dallo stato di tumore benigno (displasia) a quello di tumore maligno e dato che la sperimentazione di questo vaccino è iniziata solo 5 anni fa, bisognerà attendere altri 15 anni per sapere se il vaccino protegge effettivamente verso quei 2 tipi come viene invece già ora propagandato dalla Ditta produttrice.

Più specificatamente, parlando dei dati concreti di cui disponiamo oggi e non di estrapolazioni statistiche, possiamo certamente dire che il vaccino anti-HPV sembra essere significativamente efficace solo nella displasia intraepiteliale cervicale di grado 2 (CIN 2), che però è una lesione che nel 40% dei casi regredisce spontaneamente e non necessita di alcun trattamento e per il rimanente 60% può essere facilmente eliminata ambulatorialmente. I dati di efficacia del vaccino riguardo la displasia intraepiteliale cervicale di grado 3 (CIN 3) o l’adenocarcinoma in situ sono totalmente insufficienti per trarre una qualsiasi conclusione. Per quanto riguarda invece i dati di efficacia del vaccino nei confronti del carcinoma cervicale conclamato, si può dire che i dati non sono totalmente insufficienti, ma totalmente inesistenti.

 

Gava Roberto

(Tratto dal libro: Gava R., Serravalle E. Vaccinare contro il Papillomavirus? Quello che dobbiamo sapere prima di decidere. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2a ed., 2009)


Informazioni su Roberto Gava

Il Dr. Roberto Gava si è laureato in Medicina all'Università di Padova, si è specializzato in Cardiologia, Farmacologia Clinica e Tossicologia Medica, per poi perfezionarsi in Agopuntura Cinese e Omeopatia Classica.

Dopo dieci anni di lavoro in ambiente universitario ed essere stato autore di libri di Farmacologia e di più di un centinaio di pubblicazioni scientifiche, da una quindicina di anni sta cercando di studiare gli approcci medici non convenzionali, rivedendoli anche alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, essendosi convinto che il medico deve aprirsi a molte tecniche terapeutiche scegliendo di volta in volta per il suo paziente quella che è più appropriata.