Parotite e vaccino antiparotitico

La malattia

La parotite è una malattia infettiva virale contagiosa causata da un paramixovirus; si presenta in genere con epidemie ogni 2-4 anni, ma dato che lascia una protezione duratura, difficilmente si ripete una seconda volta nello stesso individuo.

È una malattia che colpisce elettivamente la ghiandola parotide e che è rara nel lattante e ancora di più sotto i primi 6 mesi di vita grazie alla protezione conferita dagli anticorpi materni ricevuti dal bambino durante la gravidanza. Fino a circa 7-8 anni fa colpiva quasi esclusivamente i bambini in età scolare, mentre oggi, con l’estensione della vaccinazione, la malattia si sta spostando ad età maggiori (in genere dai 10 ai 14 anni).

Il contagio avviene attraverso la saliva di un soggetto affetto da parotite, che risulta infettivo da 1-2 giorni prima dell’esordio, finché non scompare il gonfiore della parotite e cioè di solito entro 6-7 giorni dalla manifestazione.

Dopo una incubazione di circa 14 giorni si manifestano i primi sintomi rappresentati da malessere, talvolta febbre, dolore ai lati del collo e sotto l’orecchio. Il dolore si accentua durante la masticazione e la deglutizione e quando si introducono in bocca cibi acidi come aceto, succo di limone o agrumi. Si possono associare dolori addominali e mal di testa.

La tumefazione della parotide spesso è tale da deformare il viso in modo caratteristico, con il lobo dell’orecchio sporgente in fuori (da cui il nome orecchioni). La tumefazione può insorgere contemporaneamente da entrambe le parti del viso (60-70% dei casi) oppure può iniziare da una sola parte e divenire bilaterale dopo 2-3 giorni.

Le complicanze possono insorgere quando il bambino sembra star meglio, dalla quarta alla decima giornata, e si annunciano con un rialzo improvviso della temperatura e con un peggioramento delle condizioni generali. Le complicanze più frequenti sono:

Orchite: …

Meningoencefalite: …

Infiammazione del nervo acustico: …

Pare che la malattia naturale protegga tutta la vita, mentre non ci sono dati certi sulla durata della protezione fornita dal vaccino (sembra comunque che sia sufficientemente lunga).

 

Il vaccino

Il vaccino contiene virus vivi attenuati coltivati in colture di cellule di embrioni di pollo e addizionati con neomicina, pertanto la vaccinazione è controindicata in soggetti allergici all’uovo e/o alla neomicina. Dato che contiene un virus attenuato, questo vaccino è controindicato anche in bambini immunodepressi.

Tra le reazioni avverse alla vaccinazione sono possibili infiammazione della ghiandola parotide, febbre e reazioni allergiche transitorie, convulsioni, encefaliti e meningiti (che in genere compaiono entro 30 giorni dalla vaccinazione). In particolare, l’incidenza della meningite asettica pare essere di un caso ogni 1.000 o 5.800 vaccinati e se questi dati vanno confrontati con l’incidenza dei casi di meningite dopo parotite epidemica naturale (1 caso ogni 6.170 bambini infettati), non sembrano giustificare la vaccinazione.

Non c’è una motivazione sufficiente per vaccinare le femmine, dato che i rischi principali coinvolgono i maschi che vengono contagiati in età post-pubere ma, similmente al vaccino antirosolia, la vaccinazione delle femmine viene ugualmente consigliata per ridurre l’allargamento del rischio di infezione.

Questo vaccino, che è consigliato in associazione al vaccino antirosolia e antimorbillo (vaccino trivalente MPR), viene somministrato per via sottocutanea (parte alta del braccio) in 2 dosi: a 13-15 mesi di vita e poi con un richiamo a 5-15 anni perché si è visto che la copertura della vaccinazione tende a calare dopo circa 12-15 anni.

 

Gava Roberto

(Tratto dal libro: Gava R. Le Vaccinazioni Pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 3a ed., 2010)


Informazioni su Roberto Gava

Il Dr. Roberto Gava si è laureato in Medicina all'Università di Padova, si è specializzato in Cardiologia, Farmacologia Clinica e Tossicologia Medica, per poi perfezionarsi in Agopuntura Cinese e Omeopatia Classica.

Dopo dieci anni di lavoro in ambiente universitario ed essere stato autore di libri di Farmacologia e di più di un centinaio di pubblicazioni scientifiche, da una quindicina di anni sta cercando di studiare gli approcci medici non convenzionali, rivedendoli anche alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, essendosi convinto che il medico deve aprirsi a molte tecniche terapeutiche scegliendo di volta in volta per il suo paziente quella che è più appropriata.