Varicella e vaccino antivaricella-zoster

La malattia

Il virus della varicella (conosciuto come alpha Herpes-virus 3), essendo identico a quello dell’Herpes zoster, viene chiamato virus della Varicella-Zoster (VZV).
Il virus viene trasmesso da una persona con infezione da varicella o da Herpes zoster a seguito di contatto diretto con soggetti suscettibili: per via aerea attraverso secrezioni respiratorie oppure tramite il fluido contenuto nelle vescicole per contatto o per inalazione.

La varicella, che è una malattia molto contagiosa, ha un’incubazione di 11-21 giorni e poi si manifesta con febbre non molto elevata, malessere generale e un tipico esantema caratterizzato da piccole papule rosa che appaiono ad ondate successive per 3-4 giorni sia sulla cute che sulle mucose. Le papule sono molto pruriginose e poi evolvono in vescicole, pustole e croste destinate a cadere. Le vescicole della varicella sono monoloculari e collassano in seguito a puntura. …
La malattia non è preceduta da alcun segno premonitore. Comincia con un po’ di febbre, sui 38°C (ma non sempre c’è la febbre), e con un’eruzione cutanea che all’inizio compare sulla pelle del viso, fra i capelli, sul tronco e sui genitali, interessando invece meno le braccia e le gambe. L’eruzione colpisce frequentemente anche le mucose della bocca. Le macchie sono rosse e variano dalle dimensioni di una capocchia di spillo a quella di una lenticchia e poi si trasformano in vescichette. Queste a loro volta si rompono ricoprendosi di una crosta e si essicano. Nel frattempo, e per circa 3-4 giorni dall’inizio della malattia, si formano nuove macchie che vanno incontro alla stessa evoluzione. Le vescicole possono essere poche decine o diverse centinaia e sono distribuite senza regolarità.
L’eruzione crea spesso un notevole prurito che si può cercare di alleviare …
Il periodo di contagio va da 5 giorni prima a non più di 5 giorni dopo la comparsa della prima gittata di vescicole e può essere prolungato in caso di soggetti con alterazione dell’immunocompetenza o sottoposti ad immunoprofilassi passiva.
Nei climi temperati la varicella è una malattia solitamente benigna che colpisce per lo più bambini al di sotto dei 10 anni.
La complicazione più frequente della varicella è l’infezione delle vescicole, provocata in genere dal fatto che il bambino si gratta con le mani sporche. Molto rare, invece, sono le complicazioni che in genere seguono le forme più gravi di varicella che interessano gli adulti. …
In genere, le manifestazioni esantematiche estese e le complicazioni della varicella sono rare nei bambini, mentre sono di gran lunga più frequenti tra gli adolescenti e gli adulti e nei soggetti molto immunodepressi (…). Pertanto, sarebbe consigliabile ammalarsi di varicella da piccoli, perché in età adulta la malattia diventa più fastidiosa e con maggiori e più frequenti complicazioni. Proprio per questo motivo bisogna fare attenzione affinché la vaccinazione in età pediatrica non sposti la varicella nelle età successive, come alcuni Autori hanno ipotizzato.
Se la varicella viene contratta all’inizio di una gravidanza, può causare malformazioni fetali (lesioni oculari, alterazioni degli arti e ritardo mentale), mentre se viene contratta negli ultimi giorni della gravidanza potrebbe anche causare una forma grave di varicella sia nella madre che nel neonato.
La malattia naturale lascia un’immunità di lunga durata, ma la riattivazione del virus è sempre possibile e, nel caso accada, non si parla più di varicella ma di Herpes zoster. Infatti, nel 10-20% dei casi la varicella è seguita a distanza di anni dall’Herpes zoster (“Fuoco di Sant’Antonio”), una manifestazione locale della riattivazione del VZV rimasto latente nei gangli sensitivi dei nervi dorsali o nel ganglio stellato, stazioni che il virus invade nel corso dell’infezione primaria. Le cause scatenanti la riattivazione non sono state chiarite, tuttavia è noto che queste sono più frequenti negli anziani o nei pazienti con deficit acquisiti o congeniti dell’immunità cellulare.
In corso di Herpes zoster, le vescicole sono limitate al distretto cutaneo innervato dalla corrispondente radice nervosa e sono accompagnate da dolore e parestesie.
L’infezione da questo virus può essere trasmessa da persone con Herpes zoster, in seguito a contatto con le vescicole, ma in genere l’Herpes zoster presenta un basso livello di trasmissibilità.

Il vaccino

Recentemente viene proposta la vaccinazione antivaricella, ma la sua innocuità ed efficacia sono ancora da accertare con precisione.
Dato che la varicella sta colpendo percentuali sempre crescenti di adulti (e meno di bambini), l’obiettivo della vaccinazione in età pediatrica sarebbe quello di seguire il consiglio che proviene da alcuni modelli matematici che suggerirebbero che “una copertura dell’80% in età infantile sarebbe necessaria per evitare gli effetti avversi conseguenti allo spostamento della malattia verso l’età adulta”.
I virus usati per produrre il vaccino vengono coltivati in cellule diploidi umane (sono cellule rese artificialmente cancerose); il vaccino è costituito dal virus vivo attenuato ottenuto a partire dal ceppo selvaggio OKA ed è associato a tracce di neomicina (che ne controindica l’uso in soggetti allergici a questo antibiotico) e gelatina.
Molti medici ritengono che questa vaccinazione sia una profilassi eccessiva rispetto ai reali pericoli di questa malattia e la accettano eventualmente solo per i soggetti immunodepressi ad elevato rischio. …
Secondo il Ministero della Salute, questa vaccinazione va somministrata ai soggetti che hanno un rischio specifico correlato a patologie preesistenti o a particolari condizioni di lavoro. …
Negli adolescenti e negli adulti, il valore predittivo positivo del ricordo anamnestico è molto elevato (96-99%); pertanto, il ricordo di varicella è adeguato ad identificare gli individui già immuni, che non devono essere vaccinati.
Secondo il Ministero della Salute, il vaccino antivaricella è invece controindicato in molte condizioni patologiche …
La vaccinazione contro la varicella va eseguita con cautela nei contatti familiari di persone immunocompromesse, in quanto queste ultime possono essere esposte a rischio di contagio.
Si raccomanda di non somministrare salicilati per 6 settimane dopo la vaccinazione in quanto non è del tutto chiarita la relazione tra la vaccinazione, l’assunzione di salicilati e la sindrome di Reye (…).
Per quanto riguarda il numero di dosi da somministrare, nella fascia di età 1-12 anni andrebbe data una sola dose di vaccino per via sottocutanea ai bambini sani che non abbiano ancora contratto la malattia.
Gli adolescenti sani dopo il 12° anno di vita e gli adulti, invece, dovrebbero ricevere due dosi a distanza di 4-8 settimane. …
Questi dosaggi dovrebbero essere sufficienti a conferire un’immunità di incerta durata (pare si aggiri sui 5-10 anni). A tale proposito, il Ministero della Salute dice che qualora a distanza di tempo (tra 5-10 anni) venisse messo in evidenza un marcato abbassamento del titolo anticorpale indotto dalla vaccinazione, sarebbe indicata la rivaccinazione. …

Gava Roberto

(Tratto dal libro: Gava R. Le Vaccinazioni Pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 3a ed., 2010)


Informazioni su Roberto Gava

Il Dr. Roberto Gava si è laureato in Medicina all'Università di Padova, si è specializzato in Cardiologia, Farmacologia Clinica e Tossicologia Medica, per poi perfezionarsi in Agopuntura Cinese e Omeopatia Classica.

Dopo dieci anni di lavoro in ambiente universitario ed essere stato autore di libri di Farmacologia e di più di un centinaio di pubblicazioni scientifiche, da una quindicina di anni sta cercando di studiare gli approcci medici non convenzionali, rivedendoli anche alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, essendosi convinto che il medico deve aprirsi a molte tecniche terapeutiche scegliendo di volta in volta per il suo paziente quella che è più appropriata.