Igiene di vita

L’igiene di vita (intendendo con questo termine volutamente generico un’igiene “totale”, cioè emozionale, comportamentale, ambientale, alimentare, sportiva, ecc.) è così importante che non si può esaurire in poche pagine. L’enfasi è giustificata dal fatto che considero l’igiene di vita una prevenzione/terapia che dovrebbe essere alla base non solo di queste, ma di qualsiasi condizione patologica.

Infatti, è ormai ampiamente accettato da tutti i Ricercatori che la quasi totalità delle nostre patologie organiche (cancro compreso) derivi da una cattiva igiene di vita e, più specificatamente, da una cattiva alimentazione. Gli errori comportamentali e quelli alimentari, infatti, sono più incisivi di molti altri errori di breve durata, perché agiscono intensamente nel tempo: più volte al giorno, tutti i giorni e per anni!

In realtà, parrebbe che l’interesse della quasi totalità delle persone non sia orientato in questa direzione: l’uomo d’oggi, e quindi forse anche chi scrive e chi legge, è più preoccupato di curare tanti piccoli e insignificanti particolari, il più delle volte essenzialmente esteriori, invece di assicurarsi che i suoi beni principali siano protetti e garantiti.

Inoltre, ritengo anche che oggi ci sia (purtroppo pure tra i medici) una profonda ignoranza in merito a questi elementi fondamentali del nostro benessere, elementi che spesso i nostri nonni possedevano per via innata grazie al loro buon senso e al loro rispetto di molti limiti naturali personali, ma che oggi paiono essere in via di estinzione, specie nelle nuove generazioni.[1]

Tra i vari consigli per poter impostare correttamente la nostra quotidianità, considero basilari e irrinunciabili i seguenti cinque:

– Rispetto dei ritmi biologici

– Respirazione corretta

– Igiene fisica

– Sport non agonistici e non pericolosi per la vita

– Igiene alimentare.

 

Senza il rispetto di questi sei punti, molto probabilmente risulterà di scarsa efficacia duratura ogni approccio terapeutico più specifico. Basato su questi, invece, qualsiasi altro trattamento può trovare le fondamenta favorevoli per esplicare nel modo migliore le sue potenzialità. È palese che questi consigli non riguardano direttamente un neonato, ma lo possono riguardare già a partire dai 3-4 anni di vita, mentre riguardano direttamente e profondamente i genitori e questi non devono dimenticare che lo scambio di informazioni psico-biologiche tra loro e i loro figli è intensissimo non solo fin dai primissimi momenti di vita ma addirittura fin dal concepimento.

Un clima familiare sereno, infatti, è di importanza vitale per un adeguato e sano sviluppo non solo del sistema neuro-psichico del neonato, ma anche del suo sistema immunitario.

Allargando un po’ di più i cinque consigli suddetti, si potrebbe allora dire che è sicuramente molto importante:

– rispettare i ritmi biologici dell’organismo,

– respirare aria pura,

– sottoporsi ad una adeguata esposizione alla luce solare,

– esercitare quotidianamente del movimento fisico non intenso,

– dedicarsi un sufficiente riposo notturno,

– vivere buone emozioni piacevoli,

– interpretare correttamente le esperienze negative cercando di imparare dai propri e altrui errori,

– mantenere un animo sereno coltivando la mitezza e imparando anche dalla rinuncia,

– fermarsi ogni tanto a meditare sul senso della propria vita e sulla correttezza o meno delle scelte fatte,

– avere un atteggiamento prima di tutto umile di fronte ad ogni fatto esterno o interno,

– trovare un ‘angolino’ della giornata per rivolgere a Dio la propria preghiera.

 

In base al problema della singola persona, i consigli generici come quelli suddetti devono poi essere gradualmente integrati da consigli via via più specifici, passando dalle specificità generiche a quelle personali:

Specificità generiche: tra queste possiamo ricordare quelle adatte a bambini con danni neurologici, che dovrebbero ad esempio eseguire anche un’adeguata psicomotricità e una certa rieducazione senso-motoria che consistono in interventi riabilitativi che cercano di far sviluppare nei bambini con danni cerebrali le tappe dello sviluppo rimaste incompiute o non sufficientemente sviluppate (con particolare riguardo a quelle proprie del primo anno di vita). In questo caso particolare, si forniscono molteplici stimoli a tutti gli organi di senso del bambino non con lo scopo di far generare nuove cellule nervose, ma solamente (e non è poco) di attivare il più possibile le cellule inattive affinché si creino nuove sinapsi neuronali.

Specificità personali: tra queste possiamo ricordare sia quelle fisiche, come gli interventi terapeutici che vengono decisi in base ai rilievi laboratoristici dei singoli soggetti (il trattamento di un bambino con iperattivazione dei linfociti Th1 sarà diverso da quello di un bambino con iperattivazione Th2), sia quelle psicologiche, basate ad esempio su approcci di neuropsicoterapia infantile integrati possibilmente con interventi anche di psicoterapia familiare.


[1] Una volta, nolenti o volenti, si rispettavano più di ora alcuni importanti limiti naturali della persona: limiti e orari alimentari e del ritmo sonno/veglia, ambizioni personali, mete lavorative, sforzi fisici, ecc.

 

(tratto da: Gava R. Le Vaccinazioni Pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 3a ed., 2010)


Informazioni su Roberto Gava

Il Dr. Roberto Gava si è laureato in Medicina all'Università di Padova, si è specializzato in Cardiologia, Farmacologia Clinica e Tossicologia Medica, per poi perfezionarsi in Agopuntura Cinese e Omeopatia Classica.

Dopo dieci anni di lavoro in ambiente universitario ed essere stato autore di libri di Farmacologia e di più di un centinaio di pubblicazioni scientifiche, da una quindicina di anni sta cercando di studiare gli approcci medici non convenzionali, rivedendoli anche alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, essendosi convinto che il medico deve aprirsi a molte tecniche terapeutiche scegliendo di volta in volta per il suo paziente quella che è più appropriata.